mi dici che vieni a trovarmi. la settimana prossima. e allora io sono felice, beh certo, cerco anche di fartelo capire. sì, sono felice ma in realtà ho una paura folle e vorrei scappare, inizio a pensare che dovrei trovare qualche scusa per non essere a roma quel giorno. poi scaccio quest’idea, mi dico che sono stupida. ma inizio a ricordare, perché sono due mesi che non ci vediamo, e mi fossilizzo su tutte le cose di te che potrebbero non piacermi e mi ripeto che ormai non avremo più niente da dirci, che sarà tremendo, che.
oggi mi hai scritto che devi darmi una brutta notizia. secondo me non ci verrai, qui. allora mi sento un peso sullo stomaco, sì va bene sono triste. già penso a come sarebbe stato, ai preparativi, a dove portarti, a cosa dirti. alla mia paura, alla paura che ho perso, ho dovuto lasciare andare.
ormai ci sono abituata, c’è sempre qualche imprevisto, da parte mia o da parte tua. e io non so se sia la mia mente che funziona male, questo volere sempre ciò che non posso avere. non so nemmeno se sia la mia naturale tendenza alla tragedia, un indecodificabile sordido piacere in fondo al cuore che mi stringe quando non ci sei, quando non parliamo per più di due giorni, quando mi dici che non verrai.
io so solo che con te posso toccare in un giorno le vette più alte, e subito dopo cadere negli abissi più profondi. e so anche che è proprio per questo che non riesco a lasciar perdere.